Pastorale Scolastica

Diocesi di Piacenza-Bobbio

Il Santo viaggio Maggio 2020

Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,26).

 Queste parole di Gesù indicano l’azione dello Spirito che nobilita l’agire dell’uomo, perché gli svela l’orizzonte in cui è collocato, gli offre le coordinate che lo orientano, gli dona la forza per essere coerente. Essere guidati dallo Spirito significa lasciarsi prendere la mano da Dio che solleva noi, piccoli uomini incapaci di raggiungerlo, fino alla “sua guancia” (Os 11,4): non solo perché possiamo vedere e comprendere di più dalla sua altezza, ma anche perché sperimentiamo, con il cuore, fino a che punto egli ci ama. Dunque non siamo naturalmente cristiani perché Dio assomiglia a noi, il suo spirito alla nostra anima, il suo amore al nostro; ma perché noi abbiamo la possibilità di assomigliare a lui, di entrare in comunione con lui, di dargli del “tu”. Questo fa ti te lo Spirito: ti ruba a te stesso, perché tu non viva più per i tuoi progetti, ma per il Cristo. E la tua parte consiste nel non opporti, nel lasciarti invadere, aperto all’azione divina dall’umiltà, nella quale le cose acquistano ciascuna la propria voce, il proprio posto, in un’armonia dimenticata o nascosta dall’io, quando si irrigidisce e non accetta di riconoscersi un niente.

Saper gustare la vita Per vedere bisogna guardare; per sentire occorre ascoltare; per amare è necessario riconoscere il vuoto dell’altro e riempirlo con il dono di sé. Dio ti ha amato a tal punto da farsi carne per te, a tal punto da morire, per te. Lasciati inebriare dal suo amore, ed esprimilo attimo per attimo nella tua quotidianità. La tua esistenza sarà nuova, ti sorprenderà, perché ne gusterai la pregnanza, la pienezza, la profondità. Perché la vita è come una bottiglia: molti ne leggono solo l’etichetta, pochi s’inebriano del contenuto…

Il filo di cotone C’era una volta un filo di cotone che si sentiva inutile. «Sono troppo debole per fare una corda» si lamentava. «E sono troppo corto per fare una maglietta. Sono troppo sgraziato per un Aquilone e non servo neppure per un ricamo da quattro soldi. Sono scolorito e ho le doppie punte… Ah, se fossi un filo d’oro, ornerei una stola, starei sulle spalle di un prelato! Non servo proprio a niente. Sono un fallito! Nessuno ha bisogno di me. Non piaccio a nessuno, neanche a me stesso!». Si raggomitolava sulla sua poltrona, ascoltava musica triste e se ne stava sempre solo. Lo udì un giorno un mucchietto di cera e gli disse: «Non ti abbattere in questo modo, piccolo filo di cotone. Ho un’idea: facciamo qualcosa noi due, insieme! Certo non possiamo diventare un cero da altare o da salotto: tu sei troppo corto e io sono una quantità troppo scarsa. Possiamo diventare un lumino, e donare un po’ di calore e un po’ di luce. È meglio illuminare e scaldare un po’ piuttosto che stare nel buio a brontolare». Il filo di cotone accettò di buon grado. Unito alla cera, divenne un lumino, brillò nell’oscurità ed emanò calore. E fu felice.

La gioia “La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio dopo l’amore” (San Giovanni Bosco). Sei triste, spento? Offri a Dio le tue difficoltà e tuffati nell’amore. Saluta quel tuo vicino antipatico, ascolta tua madre che vuole chiacchierare con te, gioca alle bambole con la sorellina, sorridi, sorridi… La gioia fiorisce nel dono, ma il dono richiede la morte di sé. Come un seme muore per dare la vita al fiore, così la gioia è il fiore aperto dell’amore, è il sorriso dell’amore sul mondo.

La strada per Dio Molti eremiti abitavano nei dintorni della sorgente. Ognuno di loro si era costruito la propria capanna e passava le giornate in profondo silenzio, meditando e pregando. Ognuno, raccolto in se stesso, invocava la presenza di Dio.

Dio avrebbe voluto andare a trovarli, ma non riusciva a trovare la strada. Tutto quello che vedeva erano puntini lontani tra loro nella vastità del deserto. Poi, un giorno, per una improvvisa necessità, uno degli eremiti si recò da un altro. Sul terreno rimase una piccola traccia di quel cammino. Poco tempo dopo, l’altro eremita ricambiò la visita e quella traccia si fece più profonda. Anche gli altri eremiti incominciarono a scambiarsi visite. La cosa accadde sempre più frequentemente. Finché, un giorno, Dio, sempre invocato dai buoni eremiti, si affacciò dall’alto e vide che vi era una ragnatela di sentieri che univano tra di loro le capanne degli eremiti. Tutto felice, Dio disse: “Adesso si! Adesso ho la strada per andarli a trovare”.

Ma com’è difficile tracciare uno di quei sentierini.

 

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